Il gioco… una cosa molto seria

RUBRICA

Rubrica Pret-A-Porter

A cura della Dott.ssa Barbara Tormen psicologa Prêt-à-Porter


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“I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie.” scriveva il filosofo francese Michel De Montaigne.
Per il bambino il gioco è un vero e proprio lavoro, attraverso di esso il piccolo impara a conoscere il mondo, l’orientamento spazio/temporale (sopra, sotto, dentro, fuori, prima, dopo ecc.), i nomi dei colori, l’alfabeto, a leggere, i numeri, a disegnare, il proprio corpo, i movimenti, l’equilibrio e tantissime altre abilità e competenze.

Ma i bambini non sono gli unici ad imparare giocando: non capita forse anche a noi adulti di ricordarci delle parole inusuali o delle informazioni specifiche perché le si è sentite ad un quiz in televisione, o perché quella partita l’abbiamo persa proprio perché non conoscevamo una certa parola, o ancora grazie ad un cruciverba? Detto questo, ci sentiamo ancora di dire “non stiamo mica giocando!” o “è solo un gioco!” quando vediamo qualcuno divertirsi in qualche attività ludica?!

Probabilmente, queste affermazioni nascono dal pensare al gioco come a qualcosa di divertente, poco serio, che si fa nei momenti di tempo libero e svago, tralasciando invece tutta la parte di apprendimento che esso porta con sé.
Bhè, per i bambini il gioco è proprio una cosa seria e importante!
Attraverso il gioco il bambino sviluppa le sue abilità intellettive e cognitive, la propria creatività, le abilità affettive e relazionali come per esempio: apprende norme per socializzare, staccarsi dalla madre e tollerarne il distacco, diventare autonomo.

L’importanza di giocare con i propri figli

Troppo spesso si sente dire ai genitori “sono stanco, gioca da solo!”, “giochiamo solo 10 minuti e poi facciamo qualcosa di più serio”, “ho lavorato tutto il giorno, adesso non ho proprio voglia di giocare”.

Certamente lavorare è stancante, inoltre giocare con i propri bambini richiede energia, e a volte quando si torna a casa la sera la si è quasi tutta esaurita. Tuttavia, il momento del gioco tra genitore e figlio è molto importante per entrambi: per il bambino è un’occasione di sperimentare le proprie abilità, confrontarsi con mamma o papà, migliorare, mostrare qualcosa di nuovo che ha imparato e cercare nel genitore un po’ di gratificazione per la sua fatica.

Per il bambino vedere che il proprio genitore accetta volentieri di partecipare a qualcosa che lui ritiene importante è sinonimo di accettazione e fiducia verso l’adulto. E’ un momento in cui emergono contenuti emotivi e psichici molto profondi, e che possono essere “letti” dal genitore come indice di benessere o al contrario malessere psicologico del bimbo.

Se per esempio il bambino durante il gioco fa assumere ai propri robot o bambole particolari atteggiamenti violenti a livello verbale o fisico, fa esprimere loro emozioni intense, questi contenuti possono essere utilizzati dal genitore attento per comprendere se ci sia un legame con ciò che il bambino ha visto o vissuto in un contesto extra familiare. Potrebbe ancora, sempre utilizzando il gioco, cercare di capire da chi ha sentito o cosa abbia visto e quando.
Il gioco permette al piccolo di proiettare le proprie angosce e preoccupazioni, su oggetti reali.
Per l’adulto, invece,lo spazio del gioco può essere un momento di condivisione con il proprio bambino, di interesse vero per il suo mondo, per scoprire ciò che ha fatto durante la giornata, oppure, ancora, un papà o una mamma furbi potrebbero, con un po’ di fantasia, utilizzare questi momenti per insegnare un concetto o una regola comportamentale.

Al di là ancora di una funzione educativa o didattica, il gioco per l’adulto è un momento dove potersi lasciare andare alla fantasia, estraniarsi un poco dai doveri e dai problemi della vita quotidiana, una piccola parentesi per tornare bambino anche lui.

E voi tornate bambini coi vostri bambini, ogni tanto?

Approfondimento: il gioco secondo Jean Piaget