Lettone o lettino: questo il dilemma

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Rubrica Pret-A-Porter

 Mamma single nella jungla urbana è un articolo a cura
del
la Dott.ssa Barbara Tormen psicologa Prêt-à-Porter


dormire nel lettone coi genitori

Chiacchierando con amici, colleghi e conoscenti genitori, spesso si incappa sul tema: “mio figlio dorme ancora con me nel lettone”. Da lì parte la battaglia ideologica ed educativa tra la mamma pro lettone e quella pro lettino, a colpi di “io penso …” “io credo …” “il mio pediatra dice …” “ho letto che …”, dalla quale entrambe vogliono uscire vincitrici sostenendo ed argomentando le loro teorie al fine di vincere il trofeo “miglior genitore degli ultimi 5 minuti”.

Per non parlare poi del caos mentale che si genera bombardando di informazioni i neogenitori che ancora non hanno preso una decisione e posizione propria.

Mettendo da parte per un momento i giudizi: giusto o sbagliato, a favore o a sfavore dei quali molti professionisti dell’infanzia discutono da anni (ad esempio: Sears, Stern, Bettelheim, Gonzales, Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, che consiglia ai genitori di promuovere il co-sleeping, dormire insieme, nel lettone di papà e mamma fino a che il bambino raggiunga l’età di 5 anni), vorrei porre l’attenzione ad un fenomeno meno evidente ma molto, molto più dannoso per il bambino: dormire nel lettone per un bisogno di mamma o papà.

A chi serve che il bambino dorma nel lettone?

Di primo acchito la risposta più immediata sembrerebbe essere “al bambino, naturalmente”. Ad una valutazione più accurata però, potrebbe non essere sempre così.
Partiamo dal principio: quando effettivamente la scelta viene fatta in virtù del bene del bebè.
Alcuni genitori abbracciano per scelta e condivisione la teoria secondo la quale il bambino è un individuo che viene al mondo con bisogni di natura fisiologica (mangiare, essere cambiato, dormire) e bisogni di natura emotiva (sentirsi protetto, accolto, contenuto, coccolato, rassicurato ecc.), ai quali si vuole dare ascolto in totale. E questo totale comporta anche il tenere il bambino vicino a sé durante la nanna della notte.
Altri genitori invece condividono la teoria secondo la quale dare questa abitudine al bambino non è positivo o educativo e quindi preferiscono sin dall’inizio agire in modo diverso e aiutare il piccolo a prendere confidenza con la propria stanza e il proprio lettino, e fornire una presenza fisica al bisogno: nel momento in cui il bimbo si sveglia e piange la mamma o il papà si precipitano da lui.
Sull’argomento ci sono molti articoli e libri che possono aiutare a formarsi una propria visione e posizione in merito, ai quali rimando.

E quando la scelta invece è fatta e perpetrata in virtù della necessita di uno o entrambi i genitori? Sono questi i casi in cui il bambino che dorme nel lettone è una scusa per “non affrontare” una problematica nella coppia o per riempire il vuoto di una separazione.
Il bambino e la sua apparente “non capacità di dormire da solo” possono essere un vero e proprio paravento che nasconde in realtà una coppia in crisi, l’incapacità di dialogare e comunicare, problematiche nella sfera sessuale, la solitudine di un genitore solo o altro ancora; ed ecco che il bambino che dorme nel lettone diventa all’occasione: un motivo per non parlare e dialogare, un buon anticoncezionale, un deterrente per i litigi, la scusa perché un genitore se ne vada in un’altra stanza.
Oppure ancora, la scelta di tenere il bebè nel lettone è fatta sulla base della comodità di mamma e papà: “Così se si sveglia non devo alzarmi e andare di là!””E’ bello tenerlo nel lettone perché è così caldo che mi scalda tutta”.

La situazione familiare di Chiara, bambina di 7 anni, che seguivo tempo fa, era organizzata nel seguente modo: sin dalla nascita Chiara ha comunicato a dormire con la madre nel lettone, e il padre, in camera con la figlia di 12 anni. Tale abitudine mascherava una relazione della coppia molto compromessa oltre che a creare una sorta di alleanza e schieramento al limite della lotta all’interno della famiglia: figlia più piccola legata in un rapporto simbiotico con la madre, che non la voleva lasciare andare a nessun costo, e figlia maggiore sostenuta dal padre, ma fondamentalmente ferita per il rifiuto materno. Oltre a ciò per la comodità di mamma e papà, Chiara indossava ancora a 7 anni il pannolino e non era in grado di fare la pipì e la cacca nel water, creando anche un notevole problema nella frequentazione della scuola.
Tali comportamenti, molto ben “incartati e infiocchettati” da un “Io vorrei tanto, ma il mio bambino non sa dormire da solo, piange, ecc.” sono in realtà molto pericolosi e danneggianti proprio per la creatura che invece si dovrebbe proteggere: il figlio. In questi casi, o anche solo quando c’è il sospetto che le cose non siano fatte in piena consapevolezza, chiedere un consulto con un esperto può aiutare a chiarire e risolvere situazioni che rischiano di complicarsi sempre più e creare veri e propri disagi psicologici.

Per una valutazione consapevole pro o contro lettone si consigliano i seguenti articoli: